Cronaca

Mille anni di storia di Ravenna racchiusi in una 'fabbrica della memoria': ecco "Classis"

Un giorno atteso da decenni quello dell'apertura del nuovo Museo della città e del territorio "Classis", realizzato nell'immensa struttura creata attraverso un ambizioso lavoro di recupero dell'ex zuccherificio di Classe

Foto Massimo Argnani

All'ingresso del museo risplende una fase dello storico Arnaldo Momigliano: "Quando voglio capire la storia d'Italia prendo un treno e vado a Ravenna". E quella di sabato sarà davvero una giornata storica, per la nostra città e non solo: è la giornata in cui l'ex zuccherificio torna a vivere grazie alla cultura. Un giorno atteso da decenni quello dell'apertura del nuovo Museo della città e del territorio "Classis", realizzato nell'immensa struttura creata attraverso un ambizioso lavoro di recupero dell'ex zuccherificio di Classe - considerato dagli esperti uno tra i più importanti interventi di recupero industriale in Italia. Le porte del museo apriranno ufficialmente al pubblico sabato 1 dicembre alle 10.30, con ingresso gratuito per tutta la giornata: a partire da domenica 2 dicembre il Museo sarà aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00. Biglietti: 7 euro intero, 5 ridotto, 20 biglietto famiglia (2+2), visite guidate su prenotazione a 40 euro fino a 15 persone + 3 euro dal 16esimo in poi.

Un’area espositiva di 2.800 metri quadrati, circondata da un parco di un ettaro e mezzo sempre aperto al pubblico, per dare una testimonianza di questa particolare identità, in cui materiali archeologici e moderni supporti tecnologici concorrono allo stesso emozionante racconto. Un colossale progetto da 22 milioni di euro (3 provenienti dal Comune, 8,4 dallo Stato, 3,1 dall'Unione Europea, ben 6,7 dalla Fondazione Cassa di Risparmio e 730mila dalla Regione). Il nuovo Museo di Classe è il Museo della città di Ravenna e del suo territorio.

Una giornata storica

"L'ex zuccherificio chiudeva nel 1982, tre anni prima che io nascessi: quella che era stata una grande opportunità di lavoro diventava un grande problema di degrado a pochi passi da uno dei monumenti più importanti d'Italia. Con l’apertura del Museo di Classe giunge a compimento un progetto strategico della città - commenta soddisfatto il sindaco Michele de Pascale - Si arricchisce ulteriormente un’area di grande prestigio che concentra elementi di evidente attrattività culturale e turistica, come la Basilica di Classe, ora a gestione diretta del Comune attraverso RavennAntica per i sevizi di biglietteria e bookshop in base all’accordo di valorizzazione, l’Antico porto, gli scavi di San Severo e tutta la zona ambientale a sud della località, dalla pineta all’Ortazzo e l’Ortazzino oggetto di un progetto di riqualificazione, così come la stazione. Classe diventa così una seconda destinazione, oltre la città d’arte, di importantissimo valore culturale, archeologico e ambientale che ci permetterà di allungare la permanenza turistica sul nostro territorio".

"Con l'apertura di Classis Ravenna giunge a sintesi un percorso molto importante - aggiunge l'assessore alla cultura del Comune di Ravenna Elsa Signorino - Viene restituito alla città un edificio di archeologia industriale di pregio, fortemente legato alla memoria collettiva della nostra comunità, e nel contempo allestita un'intera area che a metà degli anni '90 versava in una situazione di pesante degrado. Il nuovo museo permetterà la conoscenza e la valorizzazione dell'intero patrimonio storico archeologico del territorio attraverso un percorso espositivo innovativo, affascinante e rigoroso capace di coinvolgere e di emozionare i visitatori. Come tutti i musei contemporanei svilupperà una molteplicità di funzioni: attività espositiva, di studio e ricerca, laboratori didattici, laboratori di inclusione digitale per la sperimentazione di start-up innovative. Il tutto con una forte vocazione al territorio".

"La Fondazione ha da sempre considerato che la “Ravenna Città d’arte e di cultura” costituisca un elemento di grande rilievo e fattore di sviluppo non solo culturale ma anche economico e sociale della comunità ravennate - sottolinea Ernesto Giuseppe Alfieri, presidente della fondazione Cassa di Ravenna - Di particolare significato per lo sviluppo della città è, quindi, l’avvio dell’attività espositiva del “Museo Classis” che costituisce uno strategico disegno di sviluppo dell’offerta e della qualità dell’offerta culturale, un elemento di grande positività per il rilancio del nostro territorio. In questo quadro si inseriscono i nostri importanti investimenti, destinati in questi anni a sostenere il percorso della nuova struttura museale, con interventi pluriennali e con erogazioni che dal 2004 hanno visto un nostro contributo complessivo, solo per l’allestimento del Museo, pari a 6.250.000 euro. Un’attività, la nostra, tesa a sostenere, favorire e valorizzare la partecipazione delle istituzioni per la qualificazione del patrimonio archeologico e storico di Ravenna".

"Esistono vari modi di raccontare una storia: l’archeologo lo fa attraverso oggetti, siano essi cose d’uso quotidiano o preziose testimonianze artistiche. A Classis lo straordinario racconto di una città attraverso i suoi snodi principali, dalle origini etrusco-umbre all’antichità romana, dalle fasi gota e bizantina all’alto Medio Evo sarà sviluppato attraverso materiali archeologici il cui valore intrinseco viene esaltato dall’essere proposto in un’ottica unitaria, nonché supportato dai più moderni ausili tecnologici - conclude Giuseppe Sassatelli, presidente fondazione RavennAntica - Un museo aperto, pronto ad arricchire la sua narrazione di nuove acquisizioni, sempre attivo sul fronte della ricerca e flessibile nella struttura espositiva, in rispondenza ai criteri museologici contemporanei. Un museo, infine, concepito per suggerire e sollecitare ulteriori itinerari e approfondimenti, creando una reale e virtuosa collaborazione con altri centri espositivi e monumenti del territorio".

VIDEO >> Il nuovo museo di Classe si schiude al pubblico in esclusiva: ecco "Classis"

L'idea di allestimento

La nuova costituzione di Classis Ravenna Museo della Città e del Territorio porta a riflettere sul ruolo educativo del patrimonio per la comunità civica di riferimento e per i fruitori tutti: la “vita” esterna entra all’interno della vecchia fabbrica, trasformandola in un polo di aggregazione e conoscenza, in un museo vivente. La sede nell’antico zuccherificio recuperato è emblematica, per il suo rapporto con le vicende produttive e sociali del luogo e per far parte di un territorio ricco di testimonianze storiche: un vero e proprio caposaldo ai margini del Parco Archeologico di Classe. Evidentemente, la questione del museo vivente non riguarda solo il modo in cui l’edificio e le sue parti si aprono verso il contesto territoriale, ma anche i criteri con cui espone i propri contenuti culturali. Si tratta di un museo inteso come servizio al pubblico affinché i visitatori siano resi partecipi della storia della propria terra, attraverso una serie di collegamenti tra materiali archeologici e realtà storica e topografica della città, per evitare che le testimonianze del passato appaiano solo come semplici tappe della storia dell’arte. L’idea di museo che pone il pubblico e non le discipline al centro della propria missione è alla base del nuovo progetto, a partire dal suo rapporto con il luogo: un museo concepito come parte del territorio e di quella identità che racconta.

Sin dall’esterno del Museo il visitatore è invitato a percorrere il viale di ingresso da un grande portale che segnala e inquadra visivamente l’edificio museale, con la sua doppia rampa di ingresso aperta sull’estesa area verde sistemata a prato. Grandi scritte con lettere in acciaio verniciato titolano l’ingresso. Dalla rampa, giunti al primo piano nella sala di accoglienza, una vela sospesa, composta da un grande telo grafico retroilluminato sospeso a soffitto insieme a pareti grafiche poste ai lati delle porte di accesso alle sale, con immagini ispirate ai contenuti del Museo, invitano il visitatore ad entrare fisicamente nel racconto. La storia del territorio di Ravenna viene proposta, nelle sale del nuovo Museo, affiancando un percorso cronologico a specifici approfondimenti tematici. L’allestimento proposto segue e interpreta questa volontà del “racconto” museale inserendolo nell’architettura recuperata della vecchia fabbrica. La storia del territorio, intesa come complessa stratificazione di epoche la cui conoscenza è sempre in evoluzione col procedere della ricerca, orienta la scelta espositiva verso sistemi allestitivi flessibili che permettano modifiche nel tempo senza stravolgere la natura dell’esposizione. Vetrate, portali e basamenti bassi in ferro sono gli elementi connettivi che inglobano e interpretano lo spazio architettonico: la colonna diventa il fulcro intorno alla quale ruota il principio espositivo, così come è avvenuto per il restauro conservativo dell’edificio industriale curato da Marcello Vittorini: l’allestimento si adatta e interpreta la spazialità ridisegnata del luogo. L’uso del ferro trattato al naturale, conservando anche la visibilità delle sfiammature del materiale originale con l’utilizzo prevalentemente di vernici trasparenti, caratterizza gli espositori in continuità con l’architettura industriale nella quale si collocano.

I materiali archeologici esposti testimoniano l’evoluzione del territorio ravennate e la multi etnicità delle sue popolazioni seguendo una “linea del tempo” che, con apparati grafici e visivi, accompagna il pubblico creando uno stretto rapporto tra la storia e i materiali archeologici esposti. Il disegno stesso degli espositori che accolgono i materiali archeologici “avvolge” il pubblico con vetrate, apparati grafici, visivi e sonori. Il ritmo dell’esposizione aiuta a comprendere i diversi momenti della storia. Le lunghe gallerie, poste ai lati dell’ampio affaccio su più quote al centro del corpo di fabbrica, accolgono l’inizio e la fine del racconto, dall’età preromana al basso Medioevo con la fine di Classe. Grandi espositori attraversati dal pubblico e portali attrezzati con moduli espositivi componibili caratterizzano queste parti dell’allestimento. Gli spazi successivi più ampi della grande fabbrica, attrezzati con basamenti e piani espositivi a isola, ampi e liberi nell’ambiente, testimoniano la grandezza del periodo di maggiore splendore di Ravenna Capitale. Il pubblico, dalla narrazione cronologica, a questo punto del percorso di visita, è invitato ad approfondire, il tema della navigazione e dei commerci in una sezione di approfondimento. Da subito ogni visitatore dai bambini, al pubblico comune, ai cultori della materia possono percorrere un viaggio nel tempo fino ai giorni nostri, e così la sezione finale del museo accoglie anche le testimonianze della storia dello zuccherificio. Le lunghe gallerie accolgono gli espositori e i portali variamente ruotati; la libertà degli spazi aperti è confermata dalla presenza di basamenti intorno ai quali il pubblico può liberamente muoversi. Tutte le componenti allestitive sono proposte con soluzioni e moduli che permetteranno, nelle fasi successive della vita del museo, possibili variazioni nella composizione degli apparati espositivi, a seconda di eventuali nuovi contenuti da documentare o di rotazione dei materiali archeologici da presentare. Si propone perciò un sistema di componenti, intesi quasi come una scatola di montaggio che permetterà anche nel tempo, con la crescita delle conoscenze e delle acquisizioni, di riorganizzare l’esposizione senza stravolgere il principio fondante dell’allestimento.

L’architettura restaurata del vecchio zuccherificio continua ad essere pienamente visibile agli occhi del visitatore. Ampi spazi di percorrenza, valorizzazione delle doppie e triple altezze con la presenza di teli grafici di grandi dimensioni e in alcuni casi con proiezioni dall’alto confermano lo stretto rapporto tra visitatore e architettura della fabbrica recuperata. Anche gli apparati comunicativi interpretano lo stesso principio di componibilità e aggiornabilità del sistema. Con la scelta di un linguaggio visivo chiaro e stimolante, gli apparati didattici affiancano il visitatore sin dalla sua entrata al Museo, rendendo la comprensione del racconto scientifico piacevole, naturale e immediata. L’utilizzo della tecnologia non è proposta in forme fini a se stesse di sola spettacolarizzazione ma come supporto alla narrazione, determinante per la comprensione della storia. Il racconto si sviluppa all’interno del museo avvalendosi di apparati multimediali non interattivi, sempre utilizzati come compendio alla visita e all’illustrazione dei temi esposti. La copertura wi-fi dell’intera area espositiva costituisce una possibile piattaforma da sviluppare per ulteriori applicazioni mirate alla comunicazione dei contenuti del museo. Plastici ricostruttivi anche collegati a proiezioni di immagini completano gli apparati di didascalizzazione del museo: si propone al visitatore un percorso di visita lungo il quale la presenza delle testimonianze del passato è sempre accompagnata da apparati della comunicazione che ne chiariscono la natura e collocazione all’interno della storia dell’evoluzione del territorio ravennate.

Foto Massimo Argnani

Continua a leggere ===> Cosa troveremo nel nuovo Museo di Classe

Struttura e sequenza espositiva

Il nuovo Museo di Classe è il Museo della città di Ravenna e del suo territorio. Classe è all’origine dell’importanza storica di Ravenna. Il museo intende raccontare attraverso alcuni snodi storici particolarmente significativi le vicende che caratterizzano la storia di Ravenna e del suo territorio. L’allestimento sarà fortemente innovativo nelle sue soluzioni espositive, ma non sarà un museo virtuale. Sarà invece un Museo nel quale, attraverso l’esposizione di monumenti e di alcuni materiali particolarmente significativi, si svilupperà un racconto storico completo e attrattivo che illustrerà la nascita e l’evoluzione della città di Ravenna e della vicina città portuale di Classe, dall’Antichità fino ai giorni nostri. Si tratta di una storia avvincente che vede protagonista una delle più importanti città del Mediterraneo. E’ prevista una scansione lineare del tempo e delle diverse epoche che interessarono la città e il suo territorio: le origini etrusco-umbre, l’antichità romana, la fase gota, l’età bizantina, l’alto Medioevo. Accanto a questa Linea del tempo sono previsti alcuni approfondimenti che riguardano la crescita e lo sviluppo della città, la sua stratificazione, la flotta e la navigazione, la sua variegata etnicità, la produzione artistica, le consuetudini funerarie e le modalità della preghiera. Questo racconto, trattandosi di un museo, verrà fatto ricorrendo alla documentazione archeologica con un uso mirato dei reperti intesi come perno della narrazione: alcune volte saranno elementi singoli di particolare valore ed importanza ad avere il ruolo di protagonisti; altre volte saranno gruppi ampi di oggetti, come nel caso del porto di Classe, che potrà essere illustrato ampiamente grazie alle centinaia di reperti rinvenuti negli ultimi scavi. Gli oggetti della vita quotidiana (anfore, ceramiche, monete) troveranno uno spazio adeguato, accanto ai materiali più significativi e validi dal punto di vista artistico (statue, mosaici ed altro). In questa maniera sarà possibile articolare un racconto che consideri tutte le sfere della comunità e le differenti fasce sociali presenti in città e nel territorio. Una particolare attenzione verrà dedicata agli apparati didattici ed illustrativi, con ampio ricorso a ricostruzioni grafiche e tridimensionali, filmati, plastici ed altro ancora.

E’ poi importante sottolineare che fin dagli esordi verrà messa in atto una strategia di comunicazione indirizzata a collegare il Museo con i singoli siti del futuro Parco Archeologico di Classe, come l’area portuale e il complesso di San Severo. Il Museo sarà il vero cuore del Parco, un elemento pulsante, vivo, sempre attivo sui fronti della ricerca e della comunicazione. Qui confluiranno i reperti provenienti dai vari scavi, e qui il racconto di Ravenna e Classe verrà aggiornato ogni qual volta avrà luogo un nuovo ritrovamento rilevante (questo grazie ad una struttura espositiva particolarmente flessibile). Una piccola sezione dell’esposizione verrà infine dedicata all’edificio del Museo: un importante monumento dell’archeologia industriale, la cui importanza nel passato è ben viva nella memoria dei ravennati. Anche questo monumento verrà spiegato e raccontato. Perché, in definitiva, l’ex Zuccherificio è nella nostra concezione (e per sua stessa conformazione), una vera cattedrale. Come lo è la Basilica di Sant’Apollinare. E forse non è un caso che da lontano questi due edifici emergano sull’orizzonte piatto delle architetture più comuni e usuali. Una cattedrale/fabbrica della memoria, attraverso la quale si intende restituire alla comunità locale la sua storia; e nello stesso tempo ci si prefigge di raccontare ai molti visitatori che ogni anno arrivano a Ravenna un segmento affascinate e importante della sua storia. Il nuovo Museo di Classe, inteso come Museo della città e del territorio non si vuole assolutamente contrapporre ai Musei esistenti, ma al contrario si propone come struttura nella quale il visitatore troverà puntuali rimandi e continue sollecitazioni che lo spingeranno a recarsi negli altri musei della città e del territorio per tutti quegli ampliamenti che riterrà opportuni o necessari.

Il Museo costituirà quindi un volano per altri siti e musei del territorio, un vero e proprio portale concepito anche per suggerire ai visitatori ulteriori itinerari di approfondimento. E’ una impostazione che non solo ci evita una banale e superata contrapposizione tra musei, ma ci mette al contrario nelle condizioni di perseguire una costante collaborazione con tutti gli altri Musei della città e del territorio, piccoli o grandi che siano. E in primo luogo ci sarà una sintonia alta e forte con i Musei che dipendono dal Polo Museale Regionale (Museo Nazionale di Ravenna e Museo del Palazzo di Teodorico) con i quali siamo riusciti a mettere in atto una proficua collaborazione già in questa fase allestitiva (esiste un accordo che definisce ed elenca tutti i materiali da esporre, anche quelli che attualmente si trovano in questi Musei); sia soprattutto per il futuro con la ferma intenzione di lavorare insieme per una valorizzazione più piena e più integrata del nostro patrimonio culturale.

Una parte consistente dell’esposizione sarà dedicata alla sequenza cronologica della città e del suo territorio (la linea del tempo) e una parte ad alcuni approfondimenti tematici.

LA LINEA DEL TEMPO

Le origini: storia e leggenda. Ravenna tra Etruschi e Umbri - Ravenna fu sicuramente interessata, oltre che da un popolamento umbro,ampiamente diffuso nel suo territorio, anche da una presenza etrusca quando gli Etruschi dell’interno di Bologna e Marzabotto, cacciati dai Galli, si riversarono sulla costa adriatica (Spina, Adria, Ravenna e Rimini) per dedicarsi ad azioni di pirateria che in antico era sinonimo di commerci. 

Età romana: Una palude, una flotta, una città - Nei primi secoli della dominazione romana Ravenna era una piccola città di non particolare importanza. Le cose iniziano a cambiare al tempo di Augusto, quando il primo imperatore stabilì che la principale flotta militare per il controllo del Mediterraneo orientale avesse sede proprio a Ravenna. Da questo momento Ravenna diventerà uno dei più importanti porti del Mediterraneo.

Età tarda e imperiale: Centro del potere e crocevia dei commerci - Ravenna diventa una delle più importanti città dell’impero all’inizio del V secolo quando l’imperatore Onorio decide che sarà la capitale dell’Impero d’Occidente e stabilisce qui la sua residenza. La superficie della città aumenta in maniera notevole, si costruiscono nuove mura e molti monumenti grandiosi. Nasce anche il nuovo centro di Classe, che accoglie un grande porto commerciale, e questa grande area urbana diventa una conurbazione composta da Ravenna, Cesarea e Classe.   

Ravenna e Teodorico (493-526) – Alla fine del V secolo Teoderico invade l’Italia alla testa dei Goti e dà vita ad un nuovo regno, la cui capitale è ancora una volta Ravenna. Il regno goto a Ravenna è un’epoca all’insegna della tolleranza e della coesistenza tra genti diverse: romani (cioè italiani), goti, africani, armeni, palestinesi, e molti altri. Ravenna è un luogo cosmopolita, dove si parlano molte lingue e si praticano religioni differenti. 

Ravenna e la conquista bizantina (540) - Nel 535 l’imperatore Giustiniano sferra l’attacco contro l’Italia, per conquistarla. Inizia così la guerra tra bizantini e goti, e molto presto - nel 540 - Ravenna cade in mano ai bizantini. La guerra si risolverà nel 553 con la vittoria dell’esercito imperiale, e Ravenna verrà poi scelta come città principale della provincia d’Italia, annessa all’impero bizantino. Per la terza volta nella sua storia Ravenna è capitale, e ora si costruiscono alcuni dei suoi più importanti monumenti: San Vitale, Sant’Apollinare in Classe e San Severo.

APPROFONDIMENTI TEMATICI

Ravenna e il mare - Il rapporto della città con il mare è un tratto essenziale della sua storia. Crocevia di commerci fin dalle sue origini Ravenna è un importante snodo di traffici e di relazioni che si consolidano in epoca antica con tutta l’area del mediterraneo. In età tardo antica diviene uno dei maggiori porti commerciali del Mediterraneo.  

Pregare a Ravenna - Una sezione  espositiva interamente dedicata ai modelli architettonici ecclesiastici per i quali Ravenna è cosi importante dal punto di vista monumentale e nel campo delle relazione con tutto l’arco adriatico e con l’Oriente. 

Abitare a Ravenna - Lo studio delle tipologie abitative è uno dei maggiori campi di interesse della storia di Ravenna in ragione anche dei notevoli ritrovamenti archeologici avvenuti in città. Lo scopo è quello di mostrare i caratteri abitativi presenti nel territorio, dalla unificatrice fase romana fino allo sviluppo di una peculiare fisionomia, soprattutto nella fase tarda dell’impero e poi in epoca bizantina, per la quale Ravenna diventerà anche un polo di irradiazione di modelli e tecniche.

San Severo: dalla villa al monastero - Attraverso immagini, planimetrie e elaborazioni grafiche, verrà illustrata l’intera e articolata evoluzione nel tempo dalle fasi insediative del sito archeologico, dalla villa romana fino al complesso monastico di san Severo, importantissimo presidio monastico fino all’epoca degli Ottoni e oltre.

La Fabbrica  - Una piccola sezione dell’esposizione verrà infine dedicata all’edificio del Museo: un importante monumento dell’archeologia industriale, la cui importanza nel passato è ben viva nella memoria dei Ravennati.

Ma il Museo non sarà un semplice “contenitore di materiali”: sarà anche un attivo centro di ricerca, perché alla luce di accordi già in atto, accanto alle sale espositive, ci saranno anche ampi laboratori per lo studio e per il restauro dove docenti e studenti dell’Università potranno svolgere le loro attività nell’ambito dei loro percorsi formativi e di ricerca. E quindi sarà un Museo dove, in linea con le strutture museali più avanzate di tutta Europa, si svolgerà un’attività di ricerca e di formazione di altissimo profilo.

Cosa troveremo nel museo?

Al Museo saranno esposti oltre 600 reperti: di seguito segnaliamo i principali.

Kylix attica a figure nere, ceramica, epoca preromana: si tratta di un raffinato prodotto della ceramografia greca che circola precocemente in Adriatico e nel territorio di Ravenna controllato da Etruschi e Umbri.

Mosaico con raffigurazione di pugili, marmi differenti, metà I sec. a. C: grande mosaico con riquadro centrale di forma circolare, circondato da cornici di vario tipo: con decorazione a treccia, a greca, a dentelli. Nel riquadro, i resti di una scena che vede protagonisti due pugili, entrambi nudi. Uno – il vincitore – è in piedi, con accanto un vaso rovesciato.  L’altro pugile è a terra, sconfitto. La scena potrebbe rappresentare un episodio mitico legato al viaggio degli Argonauti: la sfida per l’acqua tra Amico (re dei Bebrici) e Polluce, il dioscuro. Il mosaico faceva parte di una delle fasi più antiche della grande residenza aristocratica (domus) ritrovata in via d’Azeglio, a Ravenna, dove oggi è possibile visitare la Domus dei Tappeti di Pietra.

Statua di donna, marmo, I secolo d. C: statua di donna priva della testa. Vestita di tunica (chitone) e mantello (hymation), la figura poggia sul piede sinistro, che calza un sandalo. Forse la statua faceva parte di un gruppo di sculture che decoravano un edificio pubblico, possibilmente a Ravenna.  Nel V secolo l’opera fu riutilizzata come materiale edilizio per la costruzione del porto di Classe.

Bulla in oro con  decorazione a sbalzo a grappoli d’uva, I secolo d. C

Testa della dea Fortuna, marmo, II secolo d.C: testa della dea Fortuna (Tyche); è incoronata da una cinta di mura, dettaglio che la identifica come protettrice di una città. La scultura è stata trovata a Classe, e forse la statua a cui apparteneva faceva parte della decorazione di un tempio di Ravenna.

Stele funeraria di un classiario, marmo, prima metà del I secolo d.C: militare della flotta navale di Classe imbarcato nella liburna Aurata

Sarcofago di Vibio Proto, pietra calcarea, III secolo d. C: sarcofago di Vibio Proto, liberto (cioè uno schiavo poi liberato dal suo padrone). Conosciamo bene il dedicante, Vibius Seneca: ad Efeso è stata trovata una iscrizione onoraria del 246 che lo riguarda.  A quel tempo Vibio Seneca era impegnato nella campagna persiana dell’imperatore Filippo l’Arabo, con la carica di comandante (“dux vexillationis”). Il sarcofago di Classe dimostra che successivamente lo stesso Vibio Seneca fu promosso a prefetto della flotta ravennate. E’ un sarcofago di ottima fattura, con coperchio a doppio spiovente e ricoperto di squame. Sui lati, due edicole a timpano; al centro, l’iscrizione, dentro una cornice (tabula ansata). La decorazione è stata lasciata incompiuta.

Fibule ad arco, argento, con tracce di doratura, prima metà del V secolo d. C: i due oggetti si compongono di un elemento semicircolare (testa) e di uno allungato (staffa), saldati tra loro. Le due spille, trovate nel 1980 in una necropoli a Castel Bolognese, fermavano il mantello di una defunta sulle spalle.

Mosaico dal cosiddetto Palazzo di Teoderico, marmo bianco d’Istria, nero d’Italia, cotto, palombino, rosa di Verona. Inizio del VI secolo d. C: il pannello è interamente decorato con motivi geometrici: losanghe, squame, trecce, graticci. Il mosaico, realizzato probabilmente al tempo di Teoderico, costituiva il pavimento di una piccola stanza del palazzo imperiale, nell’ala Sud.

Tesoro di Classe, argento, con tracce di doratura, inizio del VII secolo d. C: il tesoro comprende 7 cucchiai e una coppa (patera), probabilmente prodotti a Ravenna. Gli oggetti facevano parte di differenti servizi da tavola, forse proprietà di una famiglia ravennate di alto rango e furono nascosti a Classe, tra l’VIII e il IX secolo, dentro una fossa scavata accanto ad una strada, nella zona portuale.


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